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Per cosa lotti! In mostra giovani e futuro

Dal 7 novembre al 17 dicembre Per cosa lotti mostra a cura di Berenice Cadet alla Casa Museo Spazio Tadini mette in mostra in prima assoluta quattro giovani artisti che, attraverso la loro arte esprimono i loro valori. “Una domanda che nasce dal bisogno di cambiare il modo in cui oggi vediamo e viviamo l’arte: per cosa lotti? In un momento in cui nel mondo stanno succedendo avvenimenti destabilizzanti ne sento l’urgenza.- spiega Berenice -. Io l’ho attraverso il mondo scegliendo di partire da Haiti per venire in Italia per studiare arte: per me non è solo passione. Qui ho conosciuto artisti giovani come me che mi interessano per la loro ricerca e mi sento accumunata a loro nel bisogno di cercare una visione di futuro. Così ho chiesto ad alcuni di loro di rispondere a questa domanda e da qui è nata questa mostra.

Ho scelto quattro giovani studenti d’arte, ventenni, ognuno con uno stile unico. Il primo criterio di scelta è stato vedere nei loro occhi l’entusiasmo, il credere in ciò che stavano facendo che per me equivale a dire che hanno fatto una scelta: l’arte come linguaggio di esplorazione, costruzione e comunicazione. Proprio come me. Per questo ho cercato un luogo che potesse accoglierci e l’ho trovato alla Casa Museo Spazio Tadini dove la curatrice Melina Scalise ha già ospitato diversi artisti emergenti.

Le opere dei quattro artisti da me selezionati esplorano diverse forme di lotta: dalla difesa dell’ambiente al difficile momento dell’ultimo addio, dal potere delle parole e del linguaggio ai pregiudizi radicati nella società, fino alla trasformazione di materiali di scarto in nuove forme d’arte. Per Cosa Lotti sottolinea come l’arte possa essere, ancora oggi, strumento per raccontare storie, esprimere emozioni e comunicare idee: l’arte non è mai un prodotto è un progetto. Oggi, invece, mi trovo spesso davanti a opere da sensazione, commerciali, esercizi di stile, e sento che, a volte, il significato più profondo dell’arte rischia di perdersi.

La mostra è il primo passo per condividere un discorso che esce dai loro studi, dalle accademie e si confronta con un pubblico.

Cosa mi aspetto? Che i visitatori possano ascoltare i messaggi di una generazione che nonostante sembri avere molte opportunità di visibilità, in realtà acquista un posto nel mondo con difficoltà. Spero che la mostra possa cambiare alcuni pregiudizi, generare curiosità e attenzione verso ciò che sta a cuore a molti della mia età. Non meno importante, per me, è far uscire questi artisti dalla pura sfera dei pari e del web in modo da avere una relazione concreta con gli altri e da questo confronto ricevere nuovi stimoli e nuove ispirazioni: se da una parte mi interessa per cosa lottano, dall’altra mi rendo conto che io lotto per non rinunciare al potere di comunicare con l’arte. Mi piacerebbe che il pubblico diventasse parte della mostra. Anche i visitatori, infatti, avranno la possibilità di scrivere su un quaderno per cosa stanno lottando. Il quaderno stesso diventerà parte dell’esposizione e sarà interessante e significativo vedere come, lentamente, si trasformerà in un’opera d’arte collettiva.

Artisti

Fermin Ulriz Olgado
Nel mio lavoro esploro come possiamo utilizzare ciò che già possediamo per ricreare e dare un nuovo scopo agli oggetti scartati, trasformandoli in qualcosa di diverso; in altre parole, al “rifi uto”. L’aspetto più interessante del rifi uto risiede nella prospettiva individuale: ciò che per una persona è spazzatura, per un’altra può essere un tesoro. Questi materiali sono profondamente intrisi delle loro storie distintive e personali. Il mio lavoro ne esalta il carattere e restituisce valore a materiali che un tempo avevamo deciso di abbandonare. Tutti abbiamo sperimentato un senso di abbandono, ma questo non signifi ca che fossimo privi di valore; la bellezza è anche il prodotto della soff erenza.

Fred 46×35

Gaia Carfora

La mia ricerca nasce dall’osservazione dell’altro e delle forme di alienazione che
attraversano il presente. Attraverso l’incisione, l’illustrazione e il libro d’artista esploro temi
legati all’identità, all’alterità, al pregiudizio e alla libertà di espressione, nella convinzione che
l’arte possa creare connessioni, favorire il dialogo e aprire nuove possibilità di sguardo.”

Johanna Haugland

Blank Fields Collected* è un’opera testuale su larga scala che consiste nella reiterata trascrizione del cognome dell’artista – in seguito rimosso – su una superficie continua. Il lavoro affronta il concetto di identità, intesa sia come dimensione personale sia come costrutto prodotto a livello sistemico attraverso la ripetizione burocratica, un processo in cui i nomi vengono costantemente richiesti, registrati e convalidati. La ripetizione di un nome che non esiste più ufficialmente si trasforma nella traccia di un’identità residua, che persiste oltre la sua formale cancellazione, delineando un inventario finito – esteso all’arco di un’intera vita – di «campi vuoti».

Blank Fields Collected
2026
Pencil on paper

Massimiliano Fusè

La mia arte esplora il legame profondo tra natura e forme viventi, creando un intreccio tra elementi naturali, volti, figure umane e animali. Le forme si fondono e si trasformano, dando vita a composizioni in cui ogni soggetto si integra con l’ambiente circostante. Come rovi che si intrecciano, linee e forme si sovrappongono, creando un senso di uniformità e omogeneità, in cui ogni elemento contribuisce all’equilibrio dell’opera. La natura diventa così un linguaggio visivo capace di unire soggetti diversi in un’unica realtà organica e armoniosa.
Attraverso questi intrecci, la mia arte diventa una lotta per superare la separazione tra uomo e natura, mostrando come ogni essere vivente sia parte di un unico organismo, in cui tutto è connesso e nulla esiste davvero da solo.