5 maggio ore 18.30
A Spazio Tadini un dibattito e confronto sul tema “Donne, lavoro e famiglia”, a cura della giornalista Cristina Berretta e della filosofa Samanta Airoldi.

5 maggio ore 18.30
A Spazio Tadini un dibattito e confronto sul tema “Donne, lavoro e famiglia”, a cura della giornalista Cristina Berretta e della filosofa Samanta Airoldi.

A cura di Melina Scalise
Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 Milano
“Sui giovani si dice tanto, da sempre; nel nostro tempo ancor più, soprattutto per esprimere attese e manifestare preoccupazioni. Così si discute della condizione giovanile, della “generazione saltata”, dei Neet, degli sdraiati e dei millennials. I giovani, dal loro canto, parlano troppo poco di se stessi, paiono essere ancora in una condizione infante, senza parola, in difficoltà a prendere coscienza della loro condizione nella comunità e ad affermare d’esserci.
E’, questo, uno dei motivi che ci hanno indotto ad accogliere, prima che altre, la proposta di Spazio Tadini che, offrendoci un’opportunità di esperienza di alternanza scuola-lavoro, ha dato la possibilità ai giovani di riflettere su se stessi e testimoniare come si esprimono, comunicano, quali modalità scelgono per manifestarsi e come essere presenti nell’immaginario comune. In questo senso, l’esperienza di rappresentare con immagini le proprie emozioni e, poi, proporle a visitatori e operatori culturali in una mostra poliedrica, costituisce una felice realizzazione della scuola come “laboratorio delle intelligenze”.
La valenza dell’alternanza risiede, secondo noi, nel conoscere realtà produttive organizzate, che ogni giorno affrontano problemi e vincoli, gestiscono risorse e know how, manifestano propensione a fare e a rischiare, con fondamento etico e orientamento al risultato. Ci interessa molto che i giovani scoprano quanto vale il capitale immateriale, la genialità ch’è in tutti; per questo confidiamo che l’incontro con questi testimoni di autenticità sfidi le fervide intelligenze di questi studenti e ne contagi il sistema motivazionale, magari aiutandoli a scoprire il soggetto di cui sono da tempo in cerca, se stessi.”
Il Direttore
Laura Bollini
Le altre due mostre che completeranno il percorso della rassegna Arte e linguaggio nell’era digitale sono:
Moleskine e viaggi di artista di Eleonora Prado autrice della rubrica “Moleskine e viaggi d’artista” su milanoartexpo.com, curata da Francesco Tadini, che espone in particolare i disegni realizzati durante l’ultimo viaggio in Vietnam e sarà la prima artista a realizzare dal vivo opere con lo Smart Writing set di Moleskine. Si tratta di una penna che ha le premesse rivoluzionarie che ebbe il tubetto di colore per gli impressionisti permettendo loro di poter dipingere all’aperto. Con questo strumento il disegno su carta diventa automaticamente digitale moltiplicando le possibilità di espressione artistica.
“Paesaggi binari” di Andrea Chinese esporrà i suoi ovvero disegni a penna composti esclusivamente da piccoli segmenti, la cui variazione di densità, lunghezza e direzione porta alla costituzione della forma. Il linguaggio binario, bianco e nero, su cui si fonda il linguaggio informatico, viene impiegato per una composizione analogica che raffigura l’ambiente in cui l’uomo si muove e guarda. Chinese riproduce prevalentemente mappe aeree per restituire, attraverso il puro racconto della forma, il rapporto tra antropico e naturale anche nelle sue varianti prospettiche.
Il pittore e cantautore Mario De Leo, l’autore del repertorio musicale, è da sempre attento interprete della tradizione popolare.
Negli anni recenti ha condotto la sua musica attraverso varie sperimentazioni: da quella elettronica, con Riccardo Sinigaglia, a quella acustica.
Ultimamente con la conoscenza del Maestro ASHANKA SEN, virtuoso suonatore di sitar, De Leo ha cercato di fondere le sonorità ancestrali insite nello strumento per arricchire le sue composizioni, dove i suoni e i ritmi ben si dilatano negli spazi mentali tra esotismo e spiritualità.
Il concerto è un viaggio nelle sonorità etniche – culturali per un risveglio a Oriente dei pensieri e della coscienza.
I brani che presenta con il Trio Oikos, vanno dal canto d’amore a sfondo religioso, al brano che introduce una intensa storia di giovani amanti che fondono e accendono i loro corpi per un attimo come luminose comete.
In altre ballate esprime il supremo bisogno di armonia, esaltando la bellezza eterna della natura, senza tralasciare momenti anche drammatici della vita dove alcuni pescatori non fanno più ritorno dal mare.
Tutto il concerto si svolge con momenti di grande vivacità ritmica come il brano che porta il titolo “Zinnannà” , e momenti di riflessione con il canto che descrive i ritmi pesanti del lavoro del contadino, fino a sfociare di nuovo con l’intenso brano “La Macchietta”.
Moni Ovadia