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I Mercoledi’ di photomilano a spazio tadini

Con la fotografia di Dimitar Harizanovlo spiderman di Milano – mercoledì 25 settembre 2019, sono ripresi gli incontri del Mercoledì di PhotoMilano, alle ore 19:30, presso Spazio Tadini Casa Museo. Un ciclo di appuntamenti, aperti al pubblico, dedicati alla proiezione e visione di progetti fotografici e autori.

L’idea, di Francesco Tadini fondatore e direttore di PhotoMilano Club Fotografico Milanese e fondatore di Spazio Tadini, porta ogni mercoledì uno o più fotografi appartenenti a PhotoMilano, oppure curatori, a presentarne al pubblico altri, discutendo della loro fotografia, dei loro progetti, della loro tecnica e stile.

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I prossimi mercoledì:

2 ottobre 2019 Dedicato al Contest Fotografico PhotoMilano Estate 2019 diviso in due categorie – Luoghi da (ri) scoprire e Mestieri da (ri) scoprire. Durante questo diMercoledì si proclamerà il vincitore di ognuna categoria.

9 ottobre 2019 Dedicato alle fotografie di Milano Off Fringe Festival 2019 realizzate da 43 PhotoMilanesi che hanno dedicato il loro tempo e la loro professionalità a promuovere la cultura e il teatro.

16 ottobre 2019 Dedicato alla Fotografia Analogica. Con Angelo Cucchetto, Beppe Bolchi, Stefano Pensotti e Giuseppe Pons

23 ottobre 2019 Dedicato alla Fotografia di Scena con Roberto Rognoni

I MERCOLEDI’ di PhotoMilano

@SPAZIO TADINI CASA MUSEO (sede di PhotoMilano)

Ore 19:30

Via Niccolò Jommelli 24, 20131 Milano – MM 1 Loreto, MM2 Piola, Bus 81-62

Per informazioni sui “Mercoledì di PhotoMilano” e per candidarsi, inviare mail a Francesco Tadini: francescotadini61@gmail.com e a Federicapaola Capecchi: federicapaola@gmail.com

Maria Mulas, mostra fotografica:Tadini&Co.

Esposizione fotografica di Maria Mulas dal 19 settembre al 20 ottobre 2019. Inaugurazione 19 settembre ore 18.30 Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano. Ingresso gratuito. Visite guidate 5 euro.

Maria Mulas, fotografa milanese, apre la rassegna di esposizioni Tadini & Co che segnerà un percorso di scoperta di artisti, fotografi, scrittori etc. che hanno accompagnato la fertile stagione intellettuale tra gli anni 70 e 90 a Milano di cui Emilio Tadini era figura di stimolo creativo e critico.

┬® Maria Mulas, Christo, New York 1979

Maria Mulas in quegli anni documentò, con una serie di ritratti, i tanti personaggi che hanno dato vitalità al fervore intellettuale del tempo, alla ricerca di dialogo con il resto del mondo e dove Milano è stata luogo di scambio di idee, contatti e originalità. Le sue foto sono fonte documentativa e narrativa importante dell’atmosfera di un periodo che ha gettato le basi della Milano di oggi. Moda, design, arte hanno viaggiato di pari passo con lo sviluppo economico di una città che è stata, ed è, sempre più aperta alle avanguardie e alla contaminazione culturale.

In esposizione non solo ritratti, ma anche una ricerca sulle architetture e sulle prime sperimentazioni del digitale da parte di una delle donne fotografe che ha saputo competere con i fotografi del tempo, tanto da aver costituito uno degli archivi più ricchi e ricercati, in particolare su Milano.

Maria Mulas inizia a fotografare su stimolo del fratello Ugo Mulas che le regala la prima macchina fotografica. Nei primi anni 70 si dedica alla fotografia teatrale, poi estende il suo interesse a tutto l’ambito artistico e culturale condividendo, con il fratello, diversi amici e contatti anche del noto bar Jamaica, luogo di ritrovo intellettuale, tanto quanto molte gallerie della città, tra cui lo Studio Marconi dove si aprivano gli orizzonti dell’arte oltre confine e di cui Tadini, Schifano, Del Pezzo, Pardi e altri ancora furono parte attiva e fondante del successo di Studio Marconi – fondato da Giorgio Marconi (oggi Fondazione Marconi).

Maria Mulas faceva parte del giro stretto di amici di Emilio Tadini e sua moglie Antonia con i quali si mischiava il divertimento con l’indiscutibile produzione di idee e stimoli intellettuali. Una grande e lunga amicizia che oggi la vede, ancor un volta, protagonista presso la Casa Museo fondata d Francesco Tadini e Melina Scalise in memoria di suo padre, Emilio.

ph.MariaMulas, Valerio Adami Jean Louis Schefer, 1972

Dal libro Torno Subito: dedicato a Emilio Tadini alla sua morte:

Maria Mulas: “Ero sempre contenta quando Emilio veniva da noi la sera perchè della noia non c’era pericolo di sprofondare, con la sua vitalità elettrizzava la festa.

Oramai era scontato che avremmo venduto il nostro appartamento a un certo punto della serata l’argomento finiva lì.

Allora, vendi?

Si, rispondevo

Però un balcone come pièd a terre lo devi tenere. Così possiamo continuare a venire qui a fare i nostri party mettendo una scaletta di corda per salire e scendere liberamente. E faremo versacci verso l’interno ai nuovi inquilini. Ti raccomando, ascolta il mio consiglio. Come farebbe altrimenti Alberto a buttarti dal balcone dopo che tu gli hai nascosto i dieci chili del suo adorato taleggio per impedirgli di mangiarlo? E noi a testimoniare che lui è l’assassino? Senza il balcone non si può fare nulla.

Era così Emilio, aveva una fantasia completamente surreale.”

Emilio Tadini ritratto da Maria Mulas

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CASA MUSEO SPAZIO TADINI

Via Niccolò Jommelli, 254 Milano

(MM Loreto/Piola)

dal 19 settembre al 20 ottobre 2019

inaugurazione 19 settembre ore 18.30

Orario di apertura da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 –

Domenica su prenotazione via mail: museospaziotadini@gmail.com o telefono: 3664584532 (entro venerdì).

Ingresso libero

Visite guidate al museo e alle mostre 5 euro.

Margot Minnelli fotografata da luciano bambusi

Mostra fotografica di Luciano Bambusi sulla vita di Margot Minnelli, che ha scelto di vivere da donna e di interpretare sulla scena internazionale dive come Marilyn Monroe, Lize Minnelli, Marlen Dietrich, Carmen Miranda. Alla casa museo Spazio Tadini dal 19 settembre al 20 ottobre l’esposizione apre al pubblico il 19 alle ore 18.30 con ingresso libero, in collaborazione con il Consolato Brasiliano

Trentacinque fotografie che raccontano uno stile di vita che non si sofferma sulla transessualità.

l mio nome anagrafico è Airton, a San Paolo, a scuola, mi chiamavano Fiorellino – racconta Margot -. A quindici anni ho capito che mi sentivo donna. In Brasile e in Italia ho studiato teatro e regia cinematografica, ma non è facile trovare un lavoro se vuoi vivere da donna. Per non rinunciare alla mia identità sessuale ho perso molte opportunità. Per vivere ho dovuto svolgere diversi lavori tra cui alcuni gratificanti come recitando in teatri di diversi paesi del mondo e ricoprendo alcuni ruoli cinematografici. Per trovare un mio posto al mondo ho dovuto inventarmi. Grazie agli studi teatrali ho studiato il profilo di alcune dive di Hollywwod e ne ho individuate alcune su misura per me anche per caratteristiche somatiche. Ormai convivo con queste identità femminili Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Carmen Miranda e Liza Minnelli su cui svolgo costantemente ricerche e riproduco anche i loro abiti di scena . Su Carmen Miranda ho organizzato anche una mostra in collaborazione con il Consolato Brasiliano”.

La fotografia di Luciano Bambusi è in bianco e nero, in pellicola, e conserva un sapore senza tempo che concentra l’attenzione sulla storia del personaggio. Cinque anni di lavoro e di collaborazione al progetto fotografico fanno di questa mostra un esempio di narrazione fotografia di stile biografico.

Il fotografo Bambusi, milanese, ama un uso della fotografia documentativa e narrativa, che arriva a indagare non solo personaggi come nella mostra su Piero Mazzarella, sempre a Spazio Tadini, ma anche luoghi e costumi come il libro su Orgosolo (Sardegna), Un Paese, la gente, a cura di Roberto Mutti.

In mostra è disponibile un catalogo dell’esposizione con il testo di Melina Scalise.

Intervista a cura di Melina Scalise

“Ho conosciuto Margot per caso ad un suo spettacolo al Borgo del Tempo Perso con qualche scatto veloce e improvvisato. Un volto, un personaggio che mi aveva colpito. Il caso volle che la incontrassi di nuovo e le chiedessi se desiderava vedere le foto. Scoprii la sua passione per il cinema, la musica e la scena e, non ultima, la fotografia. Ci trovammo d’accordo sul mio modo di intenderla e nacque l’idea di questo progetto fotografico durato 5 anni”. Così Luciano Bambusi, parla di questo lavoro che riproduce il suo modo di concepire la fotografia ovvero come strumento di narrazione dell’uomo e sull’uomo.

“Nella fotografia non riporto un’immagine, ma il mio pensiero” è così Luciano Bambusi, in questa raccolta di scatti, struttura un racconto quasi cinematografico con una sequenza narrativa precisa. Le foto si presentano in bianco e nero. Sono essenziali, come l’inchiostro di una penna che non ha bisogno di colori per la sua narrazione di parole. L’immagine, in questi scatti, come la parola, racconta.  L’immagine è segno e disegno. “Il bianco e nero – spiega Bambusi – restituisce meglio la specificità umana.  Non offre distrazioni”.

La protagonista di questo racconto è Margot Minnelli, personaggio dalle molteplici vesti: Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Lize Minnelli, Carmen Miranda. Nasce Airton, a San Paolo del Brasile, presto si scopre donna e diventa nella vita semplicemente Margot calcando la scena nei luoghi più diversi sulle navi da crociera, nei teatri e al cinema dando espressione ai suoi studi teatrali nell’unico modo che le era concesso in una società che lascia poco spazio a chi è “diverso”: se si è un uomo che si veste da donna si rischia di essere visti solo come “oggetto” sessuale, ancor più che per una donna. Così tutte le sfaccettature di queste persone sono fagocitate dalla “questione sessuale”.

Non potevo svolgere un lavoro “normale” né da attrice, né da grafica o altri mestieri – racconta Margot – così ho cercato delle identità femminili da interpretare. Ho studiato il loro volto, la loro vita, i loro gesti e quelli più vicini alla mia figura e alla mia personalità sono diventate i miei personaggi. Non c’è dunque un travestimento, ma una vera e propria ricerca filologica prima e un’interpretazione attorale poi.  Questo mi differenzia. Ripropongo questi miti femminili senza tempo realizzando persino i loro costumi di scena con rigore e ricerca tanto che ho curato, con foto ritrovate da me, una mostra su Carmen Miranda presso l’Istituto di cultura Brasiliano a Milano. Regalo al mio pubblico e a me stessa l’illusione, un sogno e queste donne sono ormai parte di me”.

I personaggi femminili scelti da Margot sono icone senza tempo e incarnano un’immagine di seduzione della donna che nasce dalla relazione tra l’immagine e la voce e supera le differenze tra i sessi. Pensiamo ad esempio quanto sia rimasta nell’immaginario collettivo l’interpretazione di Happy Birthday di Marilyn al compleanno di Kennedy. Il fascino di queste dive che tanto ancora stimolano il nostro immaginario riproducono quella stretta relazione inconscia che esiste tra la voce e il femminile, ovvero tra la voce di una madre, capace di portare chiunque a “casa” e di sedurre in modo incantevole, “per incanto”. Come un canto delle Sirene il cui sesso rimane “sommerso”, né donna e né pesce.

In queste foto che raccontano Margot l’intimità della sua casa, le relazioni nel back stage del palcoscenico, la “vestizione” e l’interpretazione sul palco, Luciano Bambusi è riuscito a raccontare la potenza femminile capace di scaturire dal corpo a prescindere dal sesso e nonostante tutte le contraddizioni e le difficoltà, quella di Margot Minnelli è una femminilità felice e riuscita.

Il fotografo è riuscito a far uscire Margot dallo stereotipo che vede gli uomini che si vestono o sentono donne, come caricature e maschere grottesche del femminile. La sua fotografia narra con la delicatezza del poeta.

“Scatto in pellicola e in bianco e nero. Della pellicola amo l’indeterminatezza dell’immagine e la sua profondità di campo. Ne amo il “rumore”, la sua luce diffusa che tanto si perde negli scatti al digitale e la capacità di creare volume all’immagine. L’immagine in queste foto non si discosta dalla visione umana” – spiega Luciano Bambusi.

Ebbene ad evidenziare questo è la gamma dei grigi, i riflessi della luce, i tagli che danno movimento, ma ancor più la netta percezione del tempo. Sì, perché innanzitutto in quegli scatti in pellicola c’è tutto il tempo dell’uomo: c’è il modificarsi continuo dell’immagine ai nostri occhi, è contenuto quel lasso temporale che corre tra l’oggetto e l’occhio e tra l’occhio e l’organo del pensiero. In questo luogo ancora misterioso l’immagine si sgrana di nuova luce e si ricompone di senso e di ragionamento e d’emozione. Nelle foto di Bambusi la grana dell’immagine è della stessa materia del ricordo (che verrebbe falsato dalle linee nette altamente performanti del digitale), ma soprattutto di sentimenti per lasciare traccia.

Cinque anni di lavoro. Un tempo lento, un lavoro più sulla persona che sull’Immagine di Margot, sulla sua femminilità selezionata e liberata. La fotografia di Bambusi è il risultato di un dialogo, soprattutto di un rapporto di fiducia e questo è l’elemento fondamentale e imprescindibile per realizzare un lavoro simile.

Questa fotografia parla di momenti in cui ci si lascia guardare e altri in cui si osserva la vita degli altri, parla della ricerca e della scoperta di cosa li porta a muoversi e vivere ed essere al mondo così come sono. E’ un confronto, un dialogo che passa attraverso le immagini e si traduce in un risultato fotografico che rivela fino in fondo l’efficacia del conoscersi e non solo del “vedersi”.

Melina Scalise

La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Consolato Brasiliano a Milano

E con il contributo di

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