Archivi categoria: MOSTRE 2018

Milano è….fuorisalone raccontato da 58 fotografi di PhotoMilano


MILANO È…. FUORISALONE

con 

14 – 22 aprile 2018

a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

Casa Museo Spazio Tadini, via Jommelli, 24 Milano

da  martedì a  giovedì 15.30 – 19,30 /   venerdì, sabato e domenica 15:30 – 22:00

Selezione di alcune immagini della mostra

PhotoMilano, il club fotografico che racconta Milano per immagini è pronto per l’evento più atteso dell’anno a Milano: il Fuorisalone.

Presso la sua sede, Casa Museo Spazio Tadini, una mostra di 58 fotografi vi propone una visione della città contemporanea dove gli spazi urbani acquisiscono nuove dimensioni e geometrie con strade per pedoni e biciclette, dove l’arte e la pubblicità giocano con le architetture, dove i colori e la comunicazione luminosa entrano di prepotenza nel grigiore della vecchia Milano e i “boschi orizzontali” (le vecchie case di ringhiera) rifioriscono omaggiando i “boschi verticali”.

Sempre presso la Casa Museo Spazio Tadini si propone una diretta fotografica di quanto c’è in giro per la città durante il Fuorisalone 2018 grazie alle decine di fotografi che si sono ripartiti per zone la città e i distretti.

Il pubblico potrà vedere giorno per giorno una selezione di immagini in tempo reale per selezionare luoghi ed eventi a cui partecipare o anche solo per vedere cosa propone il Salone del mobile di quest’anno.  Milano è …Fuorisalone  apre al pubblico sabato 14 aprile alle ore 18.30 e termina il 22 aprile.

Alberto Scibona, Andrea Mele, Gianpaolo Tampoia, Antonella Fiocchi, Antonello Cirani, Antonia Rana, Antonini Alessandra, Antonio Quadroni, Armando Melocchi, Bianca Maria Vitali Rosati, Cesare Augello, Claudio Pavesi, Cristina Risciglione, Daniele Rossi, Dario Cappellani, Davide Casella, Diego Bardone, Donatella Sarchini, Elena Galimberti, Elisa Santoro Uccello, Elisabetta Gatti Biggì, Elvira Pavesi, Emiliano S Verga, Fabiana Baccinello, Fabio Natta, Francesca Gernetti, Francesco Falciola, Franco De Luca, Gabriele Ghinelli, Gianfranco Bellini, Gianpaolo Grignani, Giorgio Marra, Giovanni Paolini, Laura A. Federica Caligiuri, Loredana Francesca Genna, Lorena Tortora, Luca Barovier, Luigi Alloni, Marco Parenti, Maria Cristina Pasotti, Maria Luisa Paolillo, Mario Giordano, Massimo Lizzi, Mauro Lazzari, Melania Siracusano, Riccardo Russo, Roberto Crepaldi, Roberto Manfredi, Roberto Zaninelli, Rodolfo Cammarata, Rosario Mignemi, Sergio Picenti, Simone Cristiani, Stefania Lazzari, Titus Minor, Tiziana Granata, Umberto Millefanti, Valeria Borgese.

 

Orari: da  martedì a  giovedì 15.30 – 19,30 /   venerdì, sabato e domenica 15:30 – 22:00 – Ingresso 5 euro -Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24, 20131 Milano.www.spaziotadini.com

 

Renzo Ferrari: Cose Figure Luoghi Mostra Personale dal 23 marzo 2018


Renzo Ferrari, Barca Merica, 2016, olio su tavola, 50×40 cm

Dopo la grande antologica allestita nel 2016 alla Fondazione Stelline, Renzo Ferrari (Cadro, 1939) torna a Milano con un’importante personale alla Casa Museo Spazio Tadini.

Dal 23 marzo al 22 aprile 2018, sarà possibile ammirare l’opera su tela e su carta che il maestro ticinese ha realizzato negli ultimi due anni. Una quarantina di acquerelli, disegni e oli di varie dimensioni che trovano la loro sintesi nell’impressionante progressione dei grandi quadri esposti in importanti musei italiani, svizzeri e stranieri.

Punto persistente di questo corpus di lavori la natura morta (o “Stilleben”, come titolano molti quadri di Ferrari) che, con l’avvicendarsi dei linguaggi e delle tendenze, trova nuova vita e nuove vie di rappresentazione. Questo tema vede il suo primo movente nella dimensione “retinica” dei Taccuini, realizzati copiosamente durante un ventennio a partire dagli anni Novanta. Nel corso tempo si trasforma linguisticamente fino ai lavori più recenti, caratterizzati dal piccolo formato e da una sorta di “personale minimalismo” reattivo alla proliferazione insulsa delle grandi opere con “effetti speciali” dell’attuale scena artistica.

Partendo da una presa di coscienza della condizione umana, Renzo Ferrari si lascia attraversare dalla realtà storica, “si fa impregnare dei suoi umori e la rielabora nelle sue pitture di immagini” in cui si coagulano suggestioni televisive, letterarie ad autobiografiche. In questi “appunti visivi” l’artista elimina lo “scenario”, cioè la densità dello “spazio-ambiente” (e “spazio-tempo”), per soffermarsi su (s)oggetti scarni e scarnificati, su presenze inquiete, a cui tuttavia non manca una sottile ironia. Ne sono un esempio i suoi teschi che, simili a delle macabre maschere africane, evocano una memoria ancestrale contaminata dal quotidiano e dalla squillante materia cromatica.

Figure e luoghi testimoni del tempo presente, dei flussi migratori e delle belligeranze completano la rassegna, corredata da un catalogo con testi di Flaminio Gualdoni e Luca Pietro Nicoletti.

Renzo Ferrari, Zimmer rossa e memento, 2016, olio su carta, 32×24

Note biografiche

Renzo Ferrari nasce l’8 febbraio 1939 a Cadro (Lugano), nel Canton Ticino. Si forma a Milano, dove frequenta il liceo artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Brera. Fra i suoi insegnanti figurano Luigi Santucci, Guido Ballo, Pompeo Borra, Luciano De Vita e Gianfilippo Usellini. Le sue prime opere sono ancora legate alla stagione dell’informale, evolvendo, poi, verso un tentativo di amalgamare la figura – matrice inconfondibile del suo iter creativo – con lo spazio reale e mentale. La Civica Galleria d’Arte Villa dei Cedri di Bellinzona presenta nel 1990 un’ampia antologica comprendente la produzione del ventennio tra il 1970 e il 1990; nel 1999 presso la stessa sede è inaugurato il Fondo Ferrari. La recente produzione dell’artista è oggetto di numerose esposizioni presso il Museo Epper di Ascona (1993), Palazzo Sarcinelli di Conegliano (1995 e 1998), il Broletto di Como (2003) e il Museo Civico di Belle Arti di Lugano (2004), oltre all’importante retrospettiva “Renzo Ferrari. Visioni nomadi”, realizzata tra il 2014 e il 2015 al Musée d’art e d’histoire di Neuchâtel e al Museo Cantonale d’Arte di Lugano. Tra il 2016 e il 2017 ha esposto alla Fondazione Stelline di Milano, alla mostra Swiss Pop Art al Kunstmuseum di Aarau e alla galleria Wolf di Ascona. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Morlotti alla carriera. Le opere di Renzo Ferrari figurano in raccolte pubbliche (Civica Raccolta Bertarelli e Museo della Permanente di Milano; Museo Civico di Belle Arti e Museo Cantonale d’Arte di Lugano; Civica Galleria d’Arte Villa dei Cedri di Bellinzona; Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma) e in collezioni private sia in Svizzera che all’estero.

RENZO FERRARI

COSE FIGURE LUOGHI

OPERE 2017-2018 E ALTRE

Casa Museo Spazio Tadini

via Niccolò Jommelli 24, Milano

Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato

dalle ore 15.30 alle ore 19.30,

domenica dalle ore 15.00 alle ore 18.30

Ingresso al Museo 5 euro

0226110481

ms@spaziotadini.it

www.spaziotadini.com

Per informazioni e materiale stampa:

Ufficio Stampa Antea

anteapress@gmail.com

Fotografia: Dal reportage al sogno, mostra fotografica di Graziano Perotti


Foto Graziano Perotti, Yemen, marib-empio regina di saba-il salto
Foto Graziano Perotti, Yemen, marib tempio regina di saba, il salto

DAL REPORTAGE AL SOGNO Mostra Fotografica di Graziano Perotti

A Cura di Federicapaola Capecchi e Melina Scalise

PRODUCE LA MOSTRA: FRANCESCO TADINI

La mostra è inserita nel Festival Fotografico Europeo 2018

DAL 23 MARZO AL 22 APRILE 2018  apertura al pubblico venerdì 23 marzo 2018 ore 18:30

Apre a Spazio Tadini Casa Museo, venerdì 23 marzo 2018, una grande mostra che racconta Graziano Perotti e il suo lavoro di fotoreporter. 50 fotografie e testi – una mostra che occupa quasi tutta la Casa Museo – a raccontare la sua capacità reportagistica di narrare la realtà entrando con delicatezza, ma in profondità, “nello spirito degli uomini e dei luoghi da loro vissuti”. (R.Mutti)

Fotografia di viaggio, reportage sociale, ritratti, piccole e grandi storie di umanità e di luoghi. Questa la nervatura della mostra, per raccontare il modo di incontrare il mondo di Graziano Perotti. Un modo sempre e comunque positivo, in cui non traspare mai tristezza (anche laddove non si può non immaginarla), un modo sempre curioso e delicato, anche laddove è coraggioso, che cerca negli occhi delle persone, in ogni situazione, di dar di sprone alla vita. Un modo rispettoso, capace di cogliere l’attimo, emotivo, ma mai pietistico, indagatore, scopritore e di grande forza espressiva.

Nel Salone principale della Casa Museo le foto più importanti dei suoi reportage – premiate, in collezioni importanti o divenute copertine di riviste nazionali e internazionali -, muovendoci tra Cuba, l’India, l’Ecuador, lo Yemen, il Guatemala, il Marocco, Giordania, Palestina. Nelle Sale al piano inferiore 6 reportage a raccontare l’attenzione di Graziano Perotti per l’umanità: Intrecci, Il Carnevale Antropologico in Sardegna, Dammi la mano, Ghost Town Hebron, Scuola di gomme Khan al Khmar, Il Muro. Ed un unica fotografia emblematica del reportage Idomeni Open Borders.

Cuba, Avana Foto Graziano Perotti
Cuba, Avana Foto Graziano Perotti

Intrecci è una storia molto attuale quanto delicata, una storia di poliamore convinto tanto nelle relazioni quanto nelle passioni; le corde il mezzo di espressione e di comunicazione con l’altro. Il Carnevale Antropologico in Sardegna è un duro quanto affascinante viaggio a Lula dove il carnevale, come in alcuni altri paesi della Sardegna si veste di antropologia. Qui bisogna dimenticare carri allegorici e stelle filanti, si tratta di ben altro, qui si celebrano antichi riti Dionisiaci che si perdono nella notte dei tempi. Dammi la mano è un progetto e un libro fotografico realizzati in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Associazione Pavese per la Cura del Dolore Onlus Lino Sartori. Argomento del progetto è infatti l’attività di assistenza dei volontari dell’Associazione, che offre assistenza domiciliare gratuita grazie al volontariato di medici specialisti, psicologi, infermieri professionali, ausiliari socio-assistenziali, operatori socio-sanitari e fisioterapisti.

Ghost Town Hebron e Il Muro raccontano, nel silenzio, il rumore assordante di un luogo invisibile (fantasma) agli uomini e a Dio, la Palestina. Idomeni Open Borders reportage da Idomeni tra il peregrinare di uomini alla ricerca di un futuro diverso.

Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti
Yemen, shibam, donne nella tempesta di sabbia, Foto Graziano Perotti

Scuola di gomme Khan al Khmar racconta una storia di ingiustizia e di genialità al tempo stesso. A fronte dell’insediamento di oltre 40 mila coloni israeliani, dal ’67 non erano stati concessi permessi di costruzione ai palestinesi, e le baracche in lamiera, considerate illegali, venivano periodicamente demolite. Un gruppo di architetti italiani, collegati all’Università di Pavia, decise di costruire una struttura “non permanente” senza incorrere negli strali delle normative militari israeliane. Materiali locali, la soluzione proposta dal team di progettazione, era basata sulle straordinarie qualità costruttive del materiale prescelto: i pneumatici. Questi, riempiti di sabbia a pressione, impilati a file alterne, vengono a costituire pareti di 60 cm di spessore. Intonacati adeguatamente, i muri non rilasciano sostanze inquinanti e rappresentano un isolante ideale sia in inverno, sia in estate. E impediscono gli Israeliani di avere motivi legali per demolirla. La scuola è stata costruita dalla Onlus “Vento di Terra”.

Due video verranno proiettati per tutta la durata della mostra. Uno – Graziano Perotti Fotoreporter – è una presentazione del lavoro reportagistico di Graziano Perotti, che mette in evidenza stile e sensibilità. L’altro, Venice in love, uno degli ultimi lavori di Graziano Perotti divenuto anche un libro, fa da chiusa alla mostra facendoci passare dalla realtà al sogno. Venice in love è infatti una storia d’amore, un sogno. “Una storia d’amore tra Marcello e la contessina Violet: lui non compare mai e viene il sospetto che Marcello sia in realtà la fotocamera e, quindi, il lettore che cerca la donna nei luoghi che sono stati loro, ma che sono anche nell’immaginario di chi guarda; lei è una presenza incorporea, di un’eleganza senza lineamenti, che appare e scompare dissolvendosi tra le nebbia e il sogno”. (Graziano Perotti)

Graziano Perotti è fotoreporter pluripremiato che ha grande attenzione per l’uomo, sempre, anche quando fotografa un luogo, il solo ambiente. È capace di descrivere grandi difficoltà, anche atrocità – penso ai reportage su Giordania, Palestina, Siria – restituendo dignità ad ogni singolo soggetto fotografato, anche allo spazio architettonico o ambientale laddove compare, rivelando terrore e speranza, violenza e pace, sofferenza e compassione. Che si tratti di reportage in luoghi di guerra, o di viaggio, o di documentazione di un territorio o di storie, i suoi sono progetti e fotografie di grande intensità. Ed infatti diventano spesso copertine di importanti testate e magazine. Ha la capacità di osservare il Mondo riuscendo a contenere nello scatto l’urgenza del racconto come della notizia, il fascino del colore come del bianco e nero, forza e delicatezza, realtà e immaginazione. Ha una affascinante acutezza nel raccontare, nell’essere testimone, nel restituire un punto di vista, nel prendere una posizione; ha pensiero, sensibilità, capacità di vedere, cultura, metodo e molta passione. E a questa sua maestria dedichiamo questa grande mostra, con 8 reportage, restituendo il senso della fotografia oggi e del mestiere del fotoreporter.

Graziano Perotti

Graziano Perotti è nato a Pavia nel 1954 dove tuttora risiede.

In veste di fotoreporter ha pubblicato oltre 200 reportage (di viaggio, cultura e sociale) sui più importanti magazine, ottenendo 25 copertine e prodotto foto per importanti campagne pubblicitarie “Grand foulard Bassetti”, Alpitour-Francorosso, Hotelplan, Brunello di Montalcino della Fattoria dei Barbi per citarne alcuni. Di lui hanno scritto e pubblicato lavori su riviste specializzate di fotografia e sui maggior quotidiani italiani i più noti critici. Numerose sono le sue mostre personali e partecipazioni a collettive con grandi fotografi in rassegne di livello internazionale. Recentemente Pio Tarantini lo ha inserito nel suo libro “Fotografia. Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile” tra fotografi contemporanei più significativi.

Ha vinto importanti premi in Italia e all’estero “Destino Madrid”, “Scatti Divini”, “Il genio Fiorentino” e sue fotografie sono in importanti collezioni private, fondazioni e musei.

2015 Sue fotografie tratte dai lavori “Rennaisance” e “The beauty of geese” ed “Enchanted Forest” vengono selezionate alla Saatchi Gallery on screen la galleria d’arte moderna più importante di Londra e una delle più importanti al mondo.

E’ stato uno dei 12 fotografi selezionati da PhotoVogue per raccontare il mondo di Swatch (pubblicato su Vogue Marzo 2015) per i festeggiamenti dei 50 anni della rivista di moda più prestigiosa al mondo.

La RAI ha mandato in onda nel TG3 delle 19,30, quello di massima fascia d’ascolto un’ampia intervista in occasione della sua ultima mostra e libro d’arte “Terra di Risaie” commissionato dalla città di Vigevano e con il patrocinio di Expo 2015.

2016 E’ uno dei fotografi Italiani selezionati dal FIOF “Fondo Internazionale per la Fotografia” come ambasciatore della fotografia italiana in Cina nel prestigioso progetto IMAGO.IT.

Premiato con 8 Honorable Mention agli International Photography Award nel concorso mondiale di “Family of man ispirato dal libro fotografico più venduto al mondo. 2016. Premiato con due Honorable Mention al PX3-Prix International Photography di Parigi.

International Photo Award Los Angeles viene premiato con 5 Honorable Mention.

Premiato con due Honorable mention al PX3 – Prix de la Photographie di Parigi e un secondo premio assoluto con il lavoro “The beauty of geese” nella categoria documentary book con fotografi partecipanti di 97 paesi del mondo.

Venezia…il famoso architetto Massimo Alvisi dello studio Alvisi-Kirimoto & Partners inserisce il suo progetto fotografico “In fuga da Homs” nel Suo Sketch Book per la mostra “Sketch For Siria” una mostra con il patrocinio delle Nazioni Unite.

Trieste International Photoday, invitato ad aprire la conferenza d’inaugurazione con una sua sua serata d’autore alla Sala del Giubileo e un workshop fotografico sulla città di Trieste Russia Photovisa partecipa come ambasciatore della fotografia italiana per il FIOF “Fondo Internazionale per la Fotografia”.

Cina Shenzen rassegna Fotografi Italiani partecipa come ambasciatore della fotografia italiana in Cina.

Cina partecipa alla Biennale d’Arte di Shandong, invitato a rappresentare l’Italia dal maestro Athos Collura assieme ai migliori studenti di Brera e con artisti di tutto il mondo, vincendo l’award per la fotografia artistica.

E’ uno dei cento volti della fotografia italiana nel libro di Hermes Mereghetti editato dall’A.F.I. archivio fotografico Italiano.

2017 Londra International Photographer of the year, vince un secondo premio assoluto e tre Honorable Mention con due reportage sociali e due lavori artistici ed è il fotografo Italiano più premiato agli Awards.

International Photo Award Los Angeles il suo libro “Dammi la mano” viene premiato con 2 Honorable Mention e ne riceve altre 2 su altri lavori

SPAZIO TADINI CASA MUSEO

DAL REPORTAGE AL SOGNO Mostra fotografica di Graziano Perotti

A cura di Federicapaola Capecchi e Melina Scalise

DAL 23 MARZO AL 22 APRILE 2018

Via Niccolò Jommelli 24, 20131, Milano, tel +39 02 26110481, MM1 Loreto, MM2 Piola, http://www.spaziotadini.com – ingresso € 5

Apertura Casa Museo Spazio Tadini

dal mercoledì al sabato dalle 15:30 alle 19:30 – domenica dalle 15 alle 18:30

lunedì e martedì: chiuso

Mostra fotografica di Elena Galimberti: CitAzioni


La città è uno spazio che parla di tutte le anime che lo abitano ed ogni forma, ogni ombra, ogni colore, ogni geometria racconta l’uomo. Per Elena Galimberti  lo spazio della città è sempre il luogo dell’abitare e da esplorare sotto una duplice veste, da una parte la forma, l’architettura che lo struttura, tanto da dedicare un intero ciclo alle città deserte, dall’altro i suoi abitanti, i luoghi della convivialità, della condivisione, delle azioni.

05E’ uno sguardo che non può prescindere dall’altro. Nella fotografia Elena raccoglie tutti i suoi punti di osservazione: da architetto, paesaggista e donna impegnata nel sociale e nella politica qual è.

Troviamo così le Tre Torri competere con le zucchine a delineare uno paesaggio urbano che recupera non solo nella forma architettonica le forme naturali, ma si presenta, sempre più, con momenti di contaminazione tra cemento e Natura. Quest’ultima non è più l’ultimo prato di periferia da edificare, ma l’orto condiviso, il giardino gestito dagli abitanti del quartiere che armonizzano fiori, frutti e cemento come religioni, lingue e professioni. E’ così che le 03aarchitetture organiche del padiglione Italia all’Expo 2015, dove Elena ha lavorato, e che ha voluto sintetizzare con uno scatto in questa mostra, vanno a connotare un nuovo rapporto tra Uomo e Natura, tra architettura e Natura. Non c’è solo il piacere della geometria, in quello scatto, ma il senso di un nuovo progetto sociale in cui Elena si riconosce, in cui ormai molti si riconoscono.

Tra le fotografie esposte troviamo un parco di città avvolto nella nebbia crepuscolare che si anima di passeggiate con sacchetti da lavoro per andare chissà dove. Vediamo abitanti salire su palcoscenici imprevisti fatti da manifesti pubblicitari che ormai sempre più cambiano prospettive, creano atmosfere e raccontano storie di risate e solitudini. 34

Incontriamo giocolieri sfidare il traffico ai semafori e persone ritrovare il piacere di muoversi nelle nuove piazze della città tra luci, zampilli e panchine in cui poter fermarsi a prendere il sole anche a Milano, dove il mare non c’è, ma ci sono nuovi spazi aperti con nuovi orizzonti da offrire.

Elena non cerca il ritratto degli abitanti di città, ma il loro passo, la loro proporzione, l’occupazione dello spazio perché è lì che cerca tutta la potenza vitale dell’abitare urbano. E’ una città che cresce, che si costruisce, che si abita, che si progetta, che migliora, tant’è che Elena ha aperto un gruppo Facebook che fa da contraltare al Milanese Imbruttito: Il Milanese Abbellito.

Non c’è associazione, circolo, spazio autogestito dai cittadini che sfugga alla Elena fotografa e donna impegnata.

Va contro corrente, Elena, cerca il bello e l’armonia tra l’umano e la sua invenzione di città e per questo si inventa anche Dal virtuale al reale, un altro gruppo di relazione per trasformare lo spazio web anche in uno spazio urbano tutto da poter vivere e saper vivere. Quella di Elena Galimberti è una “città che sale” come l’avrebbe definita Boccioni. Nelle sue foto si contrappone la staticità della forma con la dinamicità che ne deriva dall’abitarla. Le due foto che chiudono la mostra con due scatti che ritraggono non Milano, ma la sua seconda città d’adozione, Lisbona, sintetizzano chiaramente questa visione.Portogallo 06 Una è il bianco e il nero, è la struttura e la persona, dove lo spazio abbagliato di luce sale e converge in un orizzonte prospettico che passa attraverso pilastri imponenti che superano il tempo dell’uomo. L’altra è un orizzonte che si apre verso un paesaggio naturale che nessuna imposta dovrebbe mai chiudere. Ciò che per Elena Galimberti è un diaframma: una finestra sempre pronta alla luce.

Melina Scalise

CitAzioni di Elena Galimberti

a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

dal 23 febbraio al 18 marzo 2018
Casa Museo Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24
Apertura da mercoledì a sabato 15.30-19.30, domenica 15.18.30
Il 24 e 25 febbraio apertura 15-18.
Ingresso 5 euro.

Novecento Italiano: Il ‘900 di Emilio Tadini nella Casa Museo Spazio Tadini


 A cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

Dal 23 febbraio al 18 marzo

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli, 24 Milano

Apertura al pubblico 23 febbraio ore 18.30 ingresso 5 euro

Un percorso inedito sui cicli pittorici e le pubblicazioni più importanti dell’artista, scrittore, poeta e saggista italiano nella sua casa natale, un’antica casa editrice degli anni Venti, nonchè suo atelier. Per la prima volta in mostra Tadini pittore e scrittore con il contributo narrativo di 80 fotografi che arricchiscono il percorso letterario e concettuale mostrando la forte attualità del suo pensiero.

(orari mostra: 24 e 25 febbraio dalle 15 alle 18 – in queste due giornale l’orario subisce una variazioni – per tutte le settimane successive rimane valido l’orario seguente: da mercoledì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 e domenica dalle 15 alle 18.30)

Con il patrocinio di Municipio 3 di Milano e Comune di Milano

All’interno della rassegna Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano per porre l’attenzione sui processi storici, culturali e artistici del secolo appena trascorso, non poteva mancare un approfondimento su uno degli autori milanesi più eclettici della cultura italiana del Novecento: Emilio Tadini.

Il suo amico Umberto Eco lo definì “Un pittore che scrive e un artista che dipinge” e queste “due anime” sono state per Tadini un irresistibile ed instancabile strumento di analisi della cultura del suo secolo, ma soprattutto della condizione umana:

ll senso della vita credo stia proprio nel cercarne il senso. E credo che l’arte, la cultura e anche le passioni rispondano proprio a questo: contribuire a dare un senso alla vita.“ (Emilio Tadini)
Per conoscere la ricca e significativa opera letteraria e artistica di Emilio Tadini dal 23 febbraio al 18 marzo 2018 si svolge a Milano un’esposizione nella sua casa natale, in via Jommelli, 24, una traversa di via Porpora, tra Loreto e Lambrate, luogo di riferimento anche di alcuni suoi racconti. Nella Casa Museo Spazio Tadini, a lui dedicata e sede dell’archivio, fondata dal figlio, Francesco Tadini (regista e autore televisivo) e Melina Scalise ( psicologa e giornalista), tutte le sale connesse all’atelier dell’artista proporranno un percorso duplice tra arte e scrittura, tra immagini e figure. Le sale, appartenute all’ex tipografia del padre di Emilio, Grafiche Marucelli & Co, ospiteranno i grandi trittici, opere pittoriche rappresentative di vari periodi della ricerca artistica di Emilio Tadini, disegni, sculture, opere di design, lavori pittorici inediti. In altre sale, compreso l’ex studio, una mostra di quadri rappresentativi di diversi cicli pittorici, arricchiti anche da appunti, quaderni e lavori letterari: romanzi, poesie, saggi e fotografie di una vita. Un percorso costellato da momenti di riflessione sulla sua visione dell’arte nel 900 e sulla sua ricerca filosofica con il supporto di contributi fotografici prodotti da fotografi contemporanei aderenti al gruppo PhotoMilano che documenta il capoluogo lombardo per immagini (www.photomilano.org).

I fotografi di PhotoMilano sono:
Diego Bardone, Francesco Falciola, Cesare Augello, Elisabetta Gatti Biggi, Luigi Alloni, Giovanni Paolini, Walter Ciceri, Gian Paolo Grignani, Alberto Scibona, Gianfranco Bellini, Laura Caligiuri, Francesca Giraudi, Giovanni Gianfranco Candida, Domenico Sestito, Fabio Zavattieri, Andrea Rossato, Francesco Summo, Adele Caracausi, Daniela Loconte, Alberto Grifantini, Michele Salvezza, Alessandra Antonini, Francesca Gernetti, Franco De Luca, Tiziana Granata, Rodolfo Cammarata, Giuseppe Di Terlizzi, Elvira Pavesi, Rosario Mignemi, Corrado Formenti, Armando Melocchi, Anna Limosani, Giovanna Paolillo, Maria Luisa Paolillo, Angelica Mereu, Cinzia Beatrice Stecca, Roberto Ramirez, Federica Tamagnini, Cristina Risciglione, Renato Corpaci, Matteo Garzonio, Romina Pilotti, Silvia Questore, Roberto Longoni, Fabio Natta, Antonella Fiocchi, Stefano Barattini, Luca Barovier, Michele De Fusco, Fabio Bonfanti, Maria Grazia Scarpetta, Marvi Hetzer, Walter Turcato, Claudio Stefanoni, Magda Chiarelli, Mimma Livini, Cristiano Vassalli, Roberto Crepaldi, Marisa di Brindisi, Marco Simontacchi, Claudio Manenti, Nerella Buggio, Giuliano Leone, Paola Fortunato, Lorena Tortora, Roberto Manfredi, Maria Cristina Pasotti, Bruno Panieri, Marina Labagnara, Antonia Rana, Alberto Chignoli, Andrea Fraccaro, Emanuele Cortellezzi, Daniele Rossi, Maurizio Buttazzo, Marco Bellavita.
A tale gruppo si aggiunge, con alcuni suoi disegni, l’artista Eleonora Prado.

Emilio Tadini 009 ph.MariaMulas, 1984,
Emilio Tadini 009 ph.MariaMulas, 1984,

Nato nel 1929 e morto nel 2002, Emilio Tadini ha vissuto appieno i momenti salienti del 900 dalla Grande Guerra fino alle soglie della rivoluzione linguistica e relazionale data dal web. Ha vissuto l’urgenza della ricostruzione, ha dovuto elaborare il dolore della perdita dei suoi genitori ancora ragazzo, ha saputo costruire nuove visioni sulla città collaborando anche con le istituzioni pubbliche, ha progettato la sua vita attorno alla curiosità culturale che gli è sempre appartenuta divorando libri tanto da entrare nelle commissioni di diversi premi letterari tra cui il Bagutta, di cui fu anche presidente.  Davanti a un bicchiere al bar Giamaica, nei piccoli atelier di pittori allora sconosciuti, tanto quanto nelle sale dell’informazione dei grandi quotidiani, come il Corriere della Sera, o negli studi della Rai o della Radiotelevisione Svizzera, nelle sale riunione di importanti aziende italiane, come l’Eni, nei palazzi dell’Arte, come l’Accademia di Brera, Emilio Tadini era il pensatore, il produttore di idee, il commentatore, il critico, il designer, l’uomo della comunicazione e l’intellettuale a tutto tondo.

Nei suoi dipinti e nei suoi scritti, tanto quanto nelle sue recensioni e testi critici sull’arte del 900 emerge una straordinaria capacità di sintesi frutto di uno studio attento di artisti, scrittori, poeti, filosofi e psicoanalisti. “Quando mio padre non dipingeva – ricorda il figlio, Francesco Tadini – era perché mia madre, Antonia, lo portava fuori da Milano, nella nostra casa in Valsesia, a Campertogno, condivisa per un breve periodo con la famiglia Fallaci, quella dell’”Oriana”. Lì, in tre mesi, scriveva un romanzo. Era instancabile e qualunque cosa producesse era naturalmente un’edizione degna d’interesse o addirittura di un premio Campiello. Del resto esordì scrittore ad appena vent’anni, con un poemetto di poesie “La passione secondo Matteo” sulla rivista Il Politecnico scelto da Vittorini e Montale.  Tradusse autori significati del 900 come Pound, Eliot, Auden, Stendhal, Melville, Shakespeare, Joyce e di tutto questo mondo lui e noi figli, io e Michele, ne fummo intrisi. Ricordo sere in cui io appena ventenne rinunciavo ad uscire con gli amici perché a cena c’erano Umberto Eco e Furio Colombo. Mi divertivo più con loro che con i coetanei, rimanevo incantato ad ascoltarli nei loro discorsi seri e poi subito a ridere di ogni cosa, perché l’approfondimento culturale colmava sempre con il paradosso e non c’era filosofia che tenesse rispetto al piacere di stare felicemente tra scherzi e battute insieme”.

EVENTI CORRELATI ALLA MOSTRA

Il 24 e 25 febbraio, dalle 18.30 la mostra sarà visitabile nel contesto di un approfondimento sull’arte e la moda africana che tanto ha influenzato la produzione artistica del 900 in collaborazione con Afro Fashion Week e in esposizione una serie di maschere Africane collezionate da Tadini.

Il 28 febbraio e il 9 marzo ore 21 sono in calendario due spettacoli di danza – ideati coreografati da Federicapaola Capecchi –  in Omaggio a Emilio Tadini.

A finissage della mostra, il 18 marzo alle ore 18.30  è previsto il concerto a tre voci e fisarmonica di The Apricot Tree con musica del repertorio jazz anni 40 in particolare con brani del Quartetto Cetra.

Emilio Tadini 013 ph.Franco Pardi, New York 1983,
Emilio Tadini 013 ph.Franco Pardi, New York 1983,

Breve Biografia di Emilio Tadini

Emilio Tadini (Milano 5 giugno 1927-Milano 25 settembre 2002) è stato uno scrittore, un pittore, un critico d’arte, un poeta, un drammaturgo, un giornalista (della carta stampata e della televisione), un intellettuale civilmente impegnato.

Ha detto di lui il suo amico Umberto Eco: “uno scrittore che dipinge, un pittore che scrive”.

La giovinezza

Emilio Tadini nasce a Milano il 5 giugno del 1927. Rimane orfano di madre a 6 anni e pochi anni dopo anche del padre per un incidente stradale. Vive la sua giovinezza prevalentemente accudito e accompagnato nella sua crescita dalla zia e dalla nonna. Con suo fratello eredita la tipografia e Casa Editrice Grafiche Marucelli acquistata dal nonno in via Jommelli, 24. In quella palazzina su due piani, sfiorata dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale tra il quartiere Casoretto e piazzale Loreto, vivrà poi tutto il resto della sua vita. E’ cresciuto tra l’odore degli inchiostri, nella piccola impresa di famiglia dove venivano stampati i primi giornali economici: l’Esercente e il Corriere Agricolo, poi schiacciati dalla concorrenza di nuove testate economiche come Il Sole 24 Ore. Quest’attività fu poi seguita dal fratello Gianni, mentre Emilio ereditò dal padre la passione per la scrittura a cui dovette rinunciare per ragioni economiche e vi si dedicò da giovanissimo.

 

Scrittore

Emilio ad appena vent’anni, nel 1947, mostra i suoi interessi intellettuali e pubblica un poemetto sulla rivista di Elio Vittorini “Politecnico”: La passione secondo San Matteo per il quale riceve un premio da Montale, Solmi e Muscetta. Si laurea in Lettere ed inizia un mai interrotto lavoro di scrittura: poesie, saggi, romanzi. Nel 1960 pubblica Tre poemetti , nel 1963 per Rizzoli il romanzo Le armi l’amore, dedicato all’impresa di Carlo Pisacane. Poi seguirono L’Opera(Einaudi 1980); La lunga notte(Rizzoli) 1987 (vince il Premio Campiello); L’insieme delle cose, poesia edito da Garzanti (1991), La tempestaEinaudi 1993 (Premio Strega), La deposizione ( Einaudi 1997), La distanza ( Einaudi 1998), L’Occhio della pittura 1999, Eccetera ultimo romanzo pubblicato post mortem 2002 a cura del figlio Francesco Tadini e a seguire, a cura di Anna Modena in collaborazione Fondazione del Correre della Sera Poemetti e poesie (Einaudi 2011).

La sua attività letteraria fu accompagnata e influenzata dalla sua attività di studio e traduzione di autori importanti e, all’epoca ancora poco noti, come Pound, Eliot, Celine Faulkner, Malevic. Frequenta intellettuali da cui trae ispirazione come Vittorini, Solmi, Albe Steiner, ma soprattutto, in quella Milano del dopoguerra allaccia amicizia con molti giovani intellettuali e artisti da Umberto Eco a Dario Fo, da Lucio Fontana e Valerio Adami, da Alik Cavalieri a Gianfranco Pardi, da Mario Schifano a Lucio Del Pezzo e tanti altri. Tadini ama anche il teatro e all’interno del “circolo Diogene” con cui andava a teatro tre volte a settimana conosce e frequenta Grassi e Strehler.

 

Pittore

Accanto al suo amore per la scrittura si affianca negli anni ’50 l’amore per la pittura sviluppando un linguaggio pittorico molto autonomo a ricordare figure simboliche di quadri di Bosch. Su questo ciclo di pittura per lo più inserito nella serie “Saggio sul Nazismo” (1960) la galleria Renzo Cortina di Milano dedicò nel 2008 un’ampia esposizione accompagnata da un catalogo.  Negli anni a seguire Tadini si avvicinò al realismo esistenziale e alla  “Pop Art” inglese. Fortemente influenzato dalla Pop art è “Il posto dei bambini” (1966).

Di questo periodo è il ciclo “Vita di Voltaire” (1967) . La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia e il suo primo collezionista è stato il pittore Trancredi. ma  l’inizio della sua ascesa artistica avviene con la partecipazione alla collettiva presso lo Studio Marconi nel 1965, della quale fecero parte anche altri tre grandi: Mario Schifano, Valerio Adami e Lucio Del Pezzo. Fin dagli esordi, Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico, giocano di continuo uno contro l’altro. Seguì il ciclo “L’uomo dell’organizzazione” (1968), Color & Co del 1969, Viaggio in Italia 1970, Paesaggio di Malevic 1971, Archeologia 1972, Magazine Réunis 1973, Museo dell’Uomo, 1974 e Disordine in corpo classico 1981. Nel 1978 e nel 1982 viene invitato alla Biennale di Venezia

Nel 1986 organizza un’importante esposizione alla Rotonda della Besana a Milano dove espone una serie di tele che preannunciano il ciclo dei “Profughi” e quello dedicato alle “Città italiane”, poi presentato nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi una serie di grandi trittici. Del 1992 è la serie Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1995 alla Villa delle Rose di Bologna vengono presentati otto grandi trittici de “Il ballo dei filosofi”. A partire dall’autunno 1995 fino all’ estate 1996 una grande mostra antologica e itinerante ha avuto luogo in Germania nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt accompagnata da una monografia a cura di A.C.Quintavalle. Nel 1996 la mostra de “Il ballo dei filosofi” viene presentata alla galleria Giò Marconi. Nel 1997 espone presso la Galerie Karin Fesel a Düsseldorf, la Galerie Georges Fall a Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli dipinti sono quelli delle “Nature morte” e delle “Fiabe che nel 1999 sono presentate alla Die Galerie di Francoforte. Nel 2001 la città di Milano gli rende omaggio con una mostra antologica Emilio Tadini: Opere 1959/2000, a Palazzo Reale. Del 2001 è la celebre sede di Palazzo Reale a Milano ad ospitare l’ultima mostra antologica a lui dedicata, all’interno della quale esponenti del mondo della cultura quali Umberto Eco, Arturo Carlo Quintavalle, Alan Jouffroy gli hanno reso l’ultimo omaggio.

Nell’arco della sua carriera pittorica lo invitano a realizzare esposizioni personali a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, Stati Uniti e Sudamerica, sia in gallerie private che presso istituzioni pubbliche e Musei.

Dopo la sua morte (2002) dal 24 al25 settembre 2004, presso il Palazzo Reale di Milano, Fondazione Corriere della Sera organizza il convegno Le figure, le cose a cui partecipano personaggi di spicco della cultura, dell’arte, del giornalismo come Ferruccio de Bortoli, Umberto Eco, Paolo Fabbri, Arturo Carlo Quintavalle, Valerio Adami.
Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica un’ampia mostra antologica. Nel 2007 si tiene a Milano la grande mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura negli spazi espositivi della Fondazione Marconi, della Fondazione Mudima e dell’Accademia di Brera, con un ricco catalogo edito da Skira.

Nel 2008 il figlio Francesco Tadini e la giornalista Melina Scalise fondano l’associazione Spazio Tadini in suo omaggio inglobando negli spazi della tipografia di famiglia, lo studio dell’artista. Nel 2015, Spazio Tadini diventa Casa Museo nel circuito Storie milanesi che raccoglie 15 luoghi della città dove hanno vissuto dei personaggi (artisti, scrittori, designer) che hanno dato un contributo artistico e culturale alla città. Nelle sale della casa museo è possibile visitare l’ex studio e vedere opere dell’artista, oltre alla sua biblioteca. Presso Spazio Tadini ha sede l’archivio degli eredi Francesco Tadini, regista e autore televisivo,  e suo fratello, Michele Tadini, compositore.

 

Incarichi professionali e istituzionali di Emilio Tadini

E’ stato presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1997 al 2000.

Dal 1992 inizia un’intensa collaborazione con il Corriere della Sera come critico d’arte ed editorialista.

Il 28 novembre 1997 Ha condotto e ideato la trasmissione televisiva sull’arte Contesto su Tele +. Al termine del ciclo di 100 puntate condotte, così si è espresso Aldo Grasso sulle pagine del Corriere della Sera, parlando della trasmissione ideata e presentata da Emilio: “Tadini fa 100 e chiude vincendo la sfida dei libri Che peccato, alla vigilia di Natale ha chiuso i battenti una delle poche trasmissioni civili, intelligenti, pacate della tv italiana (…)” Mentre Alessandro
Baricco disse: “Contesto” ha un’idea del tempo che non nasce dalla cultura televisiva
ma da quella libresca. Solo così è possibile articolare le proprie opinioni”.

Dal 2000 al 2001 collabora con la RSI Cultural (Radio televisione Svizzera)

Direttore Premio Bagutta

Membro della giuria del Premio IX Italo Calvino 1996

 

RICONOSCIMENTI E PREMI

« La passione secondo san Matteo », che vinse il premio “Renato Serra”

Premio Campiello con La lunga Notte

Premio Campiello con L’armi l’amore 

La tempesta, Einaudi 1993 (Premio Strega)

Penclubitalia

 

Il suo pensiero

In uno scritto del 1960, Possibilità di relazione, Tadini aveva chiarito la poetica alla quale, malgrado l’incessante ricerca e metamorfosi del suo lavoro, è rimasto sempre fedele: il principio cui mi attengo, diceva, è quello di “una possibile libertà integrale della ragione…che porta a far saltare ogni diaframma tra il mondo ‘fisico’ e quello ‘spirituale’ (…). È questa presa di posizione che porta logicamente a superare ogni alternativa superficiale di realismo e spiritualismo (o di arte fantastica) proponendo qualcosa che si potrebbe chiamare realismo integrale, nella cui sfera devono essere risolte tutte insieme le funzioni dell’uomo in ogni particolare momento della sua storia”.

Tadini dichiarò la sua avversione nei confronti dell’espressionismo astratto americano, per contro l’espressionismo cinematografico tedesco condizionò non poco la sua visione dello spazio urbano. Se distinse la pop art americana da quella inglese, è perché mentre dalla prima prese le distanze, la seconda gli fu per molti versi congeniale. Non ebbe nessun timore di sperimentare nuovi linguaggi, ma mai per puro gusto avanguardistico o di accumulazione citazionistica post-moderna; al contrario, per arricchire e spostare il patrimonio di una tradizione classica che conosceva a menadito.

In una realtà come quella odierna, ormai definitivamente “sottosopra”, l’uomo sia destinato a sopportare una nuova croce: quella di vivere dentro un universo sconnesso, privo di riferimenti stabili, di territori sicuri, di valori condivisi. Il protagonista ricorrente, una sorta di Pinocchio metafisico e vagamente ridicolo, brancola nel vuoto: anche la forza di gravità sembra non sostenerlo più.

Detta altrimenti: certo che a Tadini premeva dipingere, colorare, distribuire le ombre e le luci. Ma gli premeva in funzione di quel “realismo integrale” ricordato nel suo testo del ’60, gli premeva in funzione di una lettura allegorica del presente, al modo di Beckmann. Gli premeva perché voleva raffigurare, raccontandolo e teatralizzandolo, L’insieme delle cose (come suona il titolo di un suo libro di poesie pubblicato da Garzanti).

 

È nell’intermittenza tra la razionalità e un’oscurità sempre incombente che vivono i personaggi dei suoi quadri. Basti citare, per tutti, il ciclo sul “ballo dei filosofi”, laddove il refrain verbale (un immaginoso e sgangherato “ego fuit”) suona a evidente sberleffo dell’Io cartesiano, che tutto sa e tutto controlla. Qui l’Io, invece, poco sa e meno ancora controlla. Ma non per questo demorde. In fin dei conti l’avventura cui è chiamato è sì tremenda, ma insieme affascinante. Chi infatti vede tra le maglie allentate del reale, il nulla, l’abisso, è ovviamente terrorizzato, ma può anche giovarsi del senso di assoluta libertà che ne discende.

Andata gambe all’aria ogni sistemazione definitiva del mondo, la luce di questa nuova ragione – affidata negli ultimi trittici a una ricorrente, piccola candela, sempre periclitante – sarà magari più fioca, più incerta. Ma finalmente propria: unica, singolare, irripetibile. Così come è stato, ed è, assolutamente unico, singolare, irripetibile, il tragitto artistico ed esistenziale di Emilio Tadini.

 

Casa Museo Spazio Tadini

Fondata nel 2008 da Francesco Tadini e Melina Scalise oggi è inserita nel circuito di case museali, Storiemilanesi (www.storiemilanesi.org)

Apertura mostra Spazio Tadini via Jommelli, 24 Milano

Durata della mostra: dal 23 febbraio al 18 marzo

Apertura 23 febbraio ore 18.30 apertura al pubblico – ingresso 5 euro.

Apertura settimanale

24 e 25 febbraio dalle 15 alle 18  (in queste due giornale l’orario subisce una variazione)

Per tutte le settimane successive rimane valido l’orario seguente:

Da mercoledì a sabato: Dalle 15.30 alle 18.30

Domenica dalle 15 alle 18.30

Mostre Milano dal 17 gennaio al 18 febbraio 2018 – Casa Museo Spazio Tadini


cartolina mostre gennaio febbraio 2018

Adamo e la Nuvola

Fotografia: Giovanni Mereghetti Placespast

Siamo solo il nostro sguardo, Fulvio Tornese

La Casa Museo Spazio Tadini è stata fondata in memoria di Emilio Tadini da Francesco Tadini e Melina Scalise

Fulvio Tornese in mostra a Milano: Siamo solo il nostro sguardo


Siamo solo il nostro sguardo, Mostra personale di Fulvio Tornese, in collaborazione con la Galleria internazionale Monteoliveto – Dal 17 gennaio al 18 febbraio 2018- Casa Museo Spazio Tadini – Via Niccolò Jommelli, 24 Milano – Inaugurazione su invito 17 gennaio 2018 ore 18- Apertura al pubblico 17 gennaio ore 18.30 .

Fulvio Tornese -Siamo solo il nostro sguardo_ cm 100x100- acrilico su tela
Fulvio Tornese -Siamo solo il nostro sguardo_ cm 100×100- acrilico su tela

Fulvio Tornese, artista leccese, è uno degli artisti più interessanti del panorama nazionale con un lavoro artistico di ricerca sull’uomo contemporaneo. La casa Museo Spazio Tadini, in collaborazione con la galleria internazionale Monteoliveto, presenta una personale sulla sua ultima produzione dopo il notevole successo di pubblico e critica ricevuto a luglio 2017 alla mostra al Museo di Arte contemporanea di Matino promossa dal Comune e patrocinata da Regione Puglia, Provincia di Lecce, Ordine degli Architetti, Paesaggisti e Pianificatori della Provincia di Lecce, Puglia Promozione.

La mostra milanese presenta un nutrito corpo di opere della più recente produzione di Fulvio Tornese, che sin dagli anni Ottanta ha individuato nella disciplina pittorica la sua ideale traduzione formale, attraversando un’estetica che si intreccia con la poetica delle immagini sulla città e trova i suoi riferimenti nei maestri del ‘900 dell’arte, dell’architettura e della letteratura.

Le forme regolari, il segno definito, la declinazione del bianco e le figure antropomorfe in primo piano, caratterizzano la selezione di opere appartenenti al progetto che Fulvio Tornese suole chiamare i bianchi. Riuniti in questa personale sotto il titolo “Siamo solo il nostro sguardo”, i bianchi sembrano invitare all’attenzione verso il sé e verso ciò che lo circonda, un suggerimento a volgere lo sguardo in un continuo movimento dall’esterno verso l’interno e viceversa, ad acquisire una costante e disinvolta predisposizione sulla contemporaneità. In questa narrazione, le scenografie del mondo in cui siamo abituati a muoverci quotidianamente sembrano provvisoriamente annullarsi e svelano la forma della loro essenza artificiosa, la ragione della loro presenza e la natura della loro funzione. Le architetture sbilanciate mostrano piccole porzioni di strade e piazze in cui si aggira il protagonista incontrastato di questa serie, l’uomo. La figura antropomorfa senza lineamenti del volto, sembra sospesa nella tonalità fredda del colore, utile ad annullare la congiunzione tra cielo e terra per farla emergere come unità irripetibile. Equilibrio superiore e assenza di gravità per una pittura che si fa corporea e incorporea, come le nuvole che spesso ricorrono nella trama delle sue tele narranti.

Scrive sul suo lavoro Melina Scalise: “Siamo solo il nostro sguardo” è il titolo dell’ultima serie di lavori di Fulvio Tornese, eppure, ciò che manca a tutti i suoi personaggi che presenziano scenari, a volte Chagalliani a volte alla De Chirico, è proprio il volto.

Il volto non è solo l’elemento che dichiara la nostra  identità, ma è anche ciò che indica la nostra volontà, la nostra emozione attraverso il nostro sguardo.

Tornese toglie la volontà allo sguardo per conferirla al corpo. Le posture, le mani, i gesti, danno a quell’uomo qualunque uno spazio alla propria volontà. I corpi però sono ingessati in abiti che lasciano poca libertà di movimento e indicano un’appartenenza sociale che li colloca, come avrebbe detto il pittore e scrittore Emilio Tadini, tra gli “uomini dell’organizzazione” (noto ciclo di Tadini).

Per lo più in giacca e cravatta, i personaggi che popolano le tele di Tornese sembrano essere borghesi o individui che rivestono incarichi lavorativi di tipo istituzionale. Queste scelte non sono certamente un caso e l’analisi di questi elementi configura uno scenario di denuncia e di decadenza di un epoca. Si potrebbe dire che la cosiddetta “organizzazione sociale”, lascia, per Tornese, l’uomo “in bianco” tant’è che ne rappresenta solo il simulacro. Bianco è il coloro dominante dei suoi lavori. L’uomo è dunque solo con il suo apparire senza più l’essere, senza più la possibilità di esprimere la propria volontà (leggi tutto il testo critico di Melina Scalise)”.

Galleria internazionale Monteoliveto

“…quelle teste sfrangiate, quel dinamismo represso, non trasmettono un dramma, una tragedia incombente, tanto meno l’accettazione di una sconfitta, non il gemito con cui, dice Eliot, finisce il mondo, ma l’incompiutezza della gioventù (Alberto Cristofori. “ Il volo difficile” dal catalogo della Mostra “Siamo solo il Nostro Sguardo” Matino 2017).

Monteoliveto Gallery è lieta di collaborare alla realizzazione di questa mostra che costituisce un nuovo punto di partenza nella ricerca artistica di Fulvio Tornese, che abbandona le sue originarie immagini di paesaggi urbani e frammenti di città immaginarie per concentrarsi su una nuova poetica: la poesia urbana dell’uomo fra le nuvole, che non oscilla più, goffo e sproporzionato, tra le geometrie improbabili di campagna e città, ma sembra trovare un nuovo equilibrio soffermandosi sull’universo poetico delle proprie emozioni.

Monteoliveto Gallery rappresenta dal 2013 le opere di Fulvio TORNESE che riscontrano sempre gran successo oltre che in Italia, anche in tutti i saloni ed eventi internazionali in Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Svizzera e prossimamente in Canada. Le sue opere, molto apprezzate dai collezionisti del Nord Europa, fanno oggi parte di collezioni pubbliche e private a Parigi, Amsterdam, Strasburgo, Losanna, Lussemburgo, Mulhouse e recentemente Capri.

Le opere di Fulvio Tornese proseguono il loro “volo difficile” e dopo il Palazzo Marchesale di Matino approdano a Milano, nelle sale della storica Casa Museo Spazio Tadini.

Monteoliveto Gallery è lieta di aprire il proprio programma artistico per l’anno 2018 con la collaborazione alla realizzazione di questo importante evento di arte contemporanea”.

Chantal Lora e Antonio Nicola Ciervo

quotidiano Carmelo Cipriani

Biografia

 TORNESE-accanto-allAngelo--780x1024Fulvio Tornese nato a Lecce nel 1956, città in cui vive ed esercita la professione di architetto in una felice fusione con la sua pratica artistica. Lavora presso l’Università del Salento, dove ha firmato progetti di musei e biblioteche ed è responsabile degli allestimenti per le grandi mostre d’arte dell’Ateneo. I diversi traguardi conseguiti nella carriera professionale, si accompagnano a una incessante attività artistica che, sin dagli anni Ottanta, lo vede tra i protagonisti dello scenario artistico contemporaneo. La sua ricerca pittorica prosegue in maniera costante sin dagli esordi e i suoi riferimenti formali si rintracciano nella tradizione del Novecento italiano contaminato dalla Pop Art e dal fumetto. Le sue opere, realizzate con tecniche tradizionali su supporti quali tela, carta e tavola, vanno dalle monumentali pale d’altare fino ai piccoli formati su tavola e multistrato di carta. La produzione di multipli viene anche realizzata su tablet touch-screen e stampata a tiratura limitata. È presente con le sue opere in collezioni pubbliche e private. Tra le mostre più importanti si annoverano le personali di Barcellona nel 2009; presso l’Italy Point Gallery del Today Art Museum di Pechino nel 2011; presso l’Ambasciata d’Italia in Kuwait nel 2007. Numerose sono inoltre le mostre personali in gallerie di Milano, Roma e Firenze. Artista residente di Monteoliveto Gallery ha percorso i più importanti Saloni d’Arte Internazionali di Francia quali Strasburgo, Nizza, Parigi, Lione, Bordeaux, Mulhouse, Aix-en-Provence, e d’Europa come Principato di Monaco, Amsterdam, Lussemburgo, Stoccolma , Gent.

www.fulviotornese.com

Casa Museo Spazio Tadini, apertura dal mercoledì a sabato dalle 15,30 alle 19,30 e domenica dalle 15 alle 18.30- ingresso alla casa museo 5 euro.

 

 

Adamo e la Nuvola per un nuovo manifesto per l’arte


Spazio Tadini comincia l’anno 2018 con una mostra che propone una riflessione sull’arte contemporanea con una proposta che vede protagonisti 26 artisti e l’associazione romana in tempo.

Copertina libro adamo e la nuvola

Adamo e la nuvola è un progetto promosso e realizzato dall’Associazione, in tempo di Roma, il cui titolo identifica anche il libro-catalogo e la mostra a cura di Ida Mitrano e Rita Pedonesi. E’ una densa metafora dell’attuale stato delle cose e nel contempo, un modo per suggerire nuove relazioni tra i cambiamenti che vedono da un lato l’Uomo e dall’altro gli sviluppi, sempre più invasivi, delle nuove tecnologie.

La mostra Adamo e la Nuvola apre presso la Casa Museo Spazio Tadini il 17 gennaio alle 18 e alle 19.30 si terrà la presentazione pubblica del Manifesto per l’arte. Pittura e scultura dell’Associazione Culturale in tempo, alla presenza di Giorgio Seveso, il Presidente Onorario dell’Associazione Ennio Calabria, l’artista e giornalista Danilo Maestosi, la gallerista e critica d’arte Carla Mazzoni, la storica dell’arte Ida Mitrano e il Presidente dell’Associazione Rita Pedonesi.

Il titolo della mostra è un riferimento alla nuvola come cloud ma, al tempo stesso, come continuo metamorfico divenire delle cose, perdita del senso e di relazione con la realtà. La mostra si presenta da un lato come work in progress tra gli artisti dell’Associazione che condividono, pur nella diversità, per generazione e per percorso artistico, un comune sentire, un comune orientamento, di cui le loro opere sono espressione diretta e fortemente autentica, dall’altro si propone come dialogo aperto con altri artisti, non sulle ragioni momentanee, e troppo spesso casuali, di tante collettive che oggi si vedono, quanto invece sulla necessità dell’arte intesa come processo dell’essere e dell’opera come realtà viva di quell’essere, che è ben altra cosa da “tanto fare arte”, e “tanto per fare”, che connota il nostro tempo.

 Cercare le connessioni tra un’opera e l’altra, tra un artista e l’altro, consente di cogliere sensibilità e affinità che, a prescindere dalle scelte del singolo, dai caratteri linguistici e tecnici della sua ricerca, restituiscono l’impegno di questa iniziativa e di questa collettività – non collettiva – di artisti: Nunzio Bibbò, Ennio Calabria, Antonella Cappuccio, Antonella Catini, Giovambattista Cuocolo, Dario Falasca, Franco Ferrari, Antonio Bernardo Fraddosio, Carlo Frisardi, Simonetta Gagliano, Alessandra Giovannoni, Alessandro Kokocinski, Ernesto Lamagna, Stefania Lubrani, Danilo Maestosi, Ferruccio Maierna, Giuseppe Modica, Alfio Mongelli, Mario Moretti, Franco Mulas, Alessandra Pedonesi, Marilisa Pizzorno, Nino Pollini, Pino Reggiani, Nicola Santarelli  Tito.

Nel libro, edito dalla Nemapress, scritti e opere, più voci, più punti di vista dialogano tra loro spaesati e diversi, interrogandosi sul senso stesso della vita e dell’arte. Su questi contenuti intervengono esperti di varie discipline, dall’arte alla musica, ai linguaggi multimediali, e pittori, scultori, fotografi. All’interno, il testo critico di Ida Mitrano, i contributi di Rita Pedonesi, Presidente dell’Associazione, Ennio Calabria, Alberto Gianquinto, Roberto Gramiccia, Giulio Latini, Alessandro Sbordoni, Gabriele Simongini, le riflessioni degli artisti partecipanti al work in progress, di Tiziana Caroselli, psicologa, Carla Mazzoni, gallerista, Angelo Sagnelli, poeta.

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Manifesto per l’arte. Pittura e scultura dell’Associazione in tempo. Dopo il Manifesto fondativo, l’Associazione presenta un nuovo Manifesto con il quale prende una netta posizione sull’arte, in particolare sulla pittura e scultura. Sulle problematiche attuali che riguardano non solo l’arte, in rapporto ai grandi mutamenti della nostra epoca, si è confrontata sin dall’inizio della sua costituzione l’Associazione in tempo, dalle cui riflessioni emerge la necessità di rifondare le ragioni dell’arte e di dare centralità alla potenza “rivoluzionaria” dei processi creativi dell’essere, perché è là che si manifesta il “non conosciuto”, input generativo della vita.

Nella premessa si legge: “Muoviamo da uno specifico riferimento alla pittura e alla scultura in quanto, per loro natura, si pongono potenzialmente come l’antitesi più profonda nei confronti della società della “superficie”, che esclude il valore fondante della soggettività. Nella pittura e nella scultura la forza conoscitiva dell’inconsapevolezza ha un ruolo decisivo nel sottrarle a quel frequente sostituire la verità dell’autore con una presunta verità e, come tale, opinione. Intendiamo iniziare a definire un processo creativo il cui spirito riteniamo contenga un orientamento nuovo e vitale estensibile agli altri ambiti disciplinari […] Intendiamo promuovere un futuro Manifesto sulle arti e sulla cultura in rapporto alle grandi mutazioni del tempo, che dovrà derivare dalla coesistenza dei Manifesti generati dai diversi punti di vista disciplinari.”

 In alcuni passi del Manifesto si dichiara: “Sosteniamo l’originale, unicità creativa come antitesi allo spirito di un’epoca che vive la norma della riproducibilità dei processi mentali”.

“Muoviamo dalla pittura e dalla scultura, perché ci consentono una prima occasione per esemplificare l’ipotesi di un processo creativo agito dall’inedito ingresso della soggettività dellessere nella storia.“

IL MANIFESTO

Associazione culturale in tempo

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 MANIFESTO PER L’ARTE

Pittura e Scultura

Per  aderire  al  Manifesto  scrivere  a  intempo@live.it